Il metodo moneyball nelle scommesse sportive

Se sei un appassionato di scommesse, forse avrai già sentito parlare del metodo Moneyball, una vera leggenda nel mondo del betting e dello sport. Si tratta di una sorta di filosofia tratta dal celebre film MoneyballL’arte di vincere, diretto da Bennett Miller nel 2011.

Il capolavoro, diventato un vero perno della cinematografia sportiva di tutto il mondo e candidato a ben 6 premi oscar, vede come protagonista Billy Beane, interpretato da Brad Pitt, manager degli Oakland Athletic in un momento storico difficile per la squadra.

Una pellicola ricca di ispirazione, ma non solo per quanto riguarda il mondo del cinema. Proprio dal lungometraggio, infatti, si è diffuso nel mondo delle scommesse sportive un vero e proprio metodo: il metodo Moneyball.

Ma di cosa di tratta? E come è possibile applicare questo metodo nelle scommesse sportive? Beh, se sei un appassionato e vorresti saperne di più, o anche semplicemente sei curioso di conoscere questa storia… sei nel posto giusto.

Moneyball: dal film alle scommesse

Come abbiamo detto, nel film Moneyball il protagonista Billy deve inventarsi qualcosa in un periodo non limpido per gli Oakland Athletic. La formazione, infatti, viene da una serie di sconfitte pesanti e naviga in acque incerte.

La soluzione, però, arriverà da un algoritmo. In sostanza, la squadra comincerà ad arruolare giocatori che non corrispondono esattamente alla definizione di talento, ma che presentano una caratteristica importante: hanno tutti una statistica in base (on base) davvero molto alta, nonché una serie di statistiche nascoste, perlopiù ignote agli addetti ai lavori.

Il metodo è appunto il Moneyball, un sistema rivoluzionario inventato dal protagonista del film e che permetterà alla squadra di strappare contratti a giocatori molto sottovalutati, a prezzi competitivi, massimizzando così i risultati.

Non a caso, la squadra comincerà a collezionare una vittoria dopo l’altra, strappando la tanto agognata qualificazione ai play off.

Nel film si anticipa sicuramente un tema centrale nel mondo dello sport e delle scommesse di oggi: l’importanza della statistica. Negli ultimi anni non si può negare che il ruolo giocato da numeri, statistiche sportive, probabilità e altri fattori sia diventata sempre più rilevante.

E non parliamo soltanto di sport, dove sempre di più si sono diffuse tecnologie che possano in qualche modo migliorare le prestazioni di singoli giocatori o squadre grazie all’incontro di statistiche e previsioni.

Il Moneyball applicato alle scommesse

Paradossalmente, tuttavia, nel mondo delle scommesse questa storia risulta essere piuttosto vecchia. Molti sport e discipline varie oggi hanno messo l’analisi al centro, mentre invece alcuni bookmakers già da decenni applicano questi metodi.

Ma il paradosso non finisce qui: perché nel mondo del betting pare stia proprio succedendo l’opposto, una sorta di controtendenza. Si sta rilevando infatti un allontanamento graduale dall’analisi statistica. E questo ha sicuramente aperto un varco di occasioni per i bookmakers più attenti, che possono dunque sfruttare buchi di mercato sempre più interessanti.

In pratica, oggi molti bookmakers si preoccupano perlopiù di seguire il mercato, e si basano sui volumi raccolti per spostare o cambiare le loro quote. Il risultato è che spesso si ottengano delle quote molto lontane da quelle che invece sono le effettive probabilità legate a uno specifico evento sportivo.

Sull’argomento è intervenuto Mendieta, noto betting advisor: «Da una parte possiamo calcolare con l’analisi statistica molti parametri (come ad esempio gli Expected Goals) che ci conducono ad avere una quota molto vicina a quella effettiva».

«C’è poi la seconda parte dell’elaborazione dei dati di mercato. Mendietabet analizza le quote di 150 bookmakers asiatici ed europei ed interviene segnalando una value bet solo quando c’è uno spread tra una quota di un bookmaker e le quote di Pinnacle e della media mercato. Solo quando queste quote sono molto più alte, allora siamo in presenza di una scommessa di valore».

In sostanza, si tratta di un vero e proprio metodo scientifico applicato al betting, una sorta di ritorno alle origini per un mercato che sembra essersi allontanato da un approccio che sta invece facendo la fortuna nel settore sportivo.

Basti guardare il calcio e la storia del Brentford, squadra che è stata promossa in Premier League grazie proprio a una esperienza pratica che si lega al settore delle statistiche nelle scommesse. Ma non solo: pensiamo, ad esempio, al mondo del Poker Texas Hold’Em, dove calcolo, statistica e vittoria sono concetti che viaggiano a braccetto nella maggior parte dei casi.

E poi si ritorna alle scommesse. Oggi la situazione è sicuramente eterogenea e il quadro che va definendosi potrebbe coincidere con un ritorno di questo approccio matematico e statistico.

In generale, su una cosa non ci piove: che si parli di allenatori, atleti, scommettitori o esperti di betting, la matematica e la statistica sono strumenti indispensabili per ottenere profitti sempre migliorabili e a lungo termine. E chi sa sfruttare questo a suo vantaggio ha sicuramente più probabilità di togliersi delle grandi soddisfazioni.

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